Comunicazioni da PIDIDA Regionali


da Lorenzo Bocchese, Vice Presidente Arciragazzi,
Coordinatore del PIDIDA Veneto

Domande

E’ il momento dell'indignazione.
Dopo quello che si è visto in TV e in rete, tutti sulla stampa a stracciarsi le vesti per quanto è accaduto al bambino portato via dalla polizia a forza dalla scuola di Cittadella.
La politica a dichiararsi turbata per i modi. A chiedersi come sia stato possibile, che i bambini vanno ascoltati e trattati con rispetto. Ad augurarsi che non ci siano strumentalizzazioni.
La polizia che si scusa con i familiari, dichiara profondo rammarico e dispone un'indagine interna, ma che ci si è mossi per far rispettare la legge.
Il papà e la mamma a balbettare, ognuno per sé, proteste e giustificazioni, preoccupazioni e sollievo per il fatto che si sia arrivati a questi limiti.


Rumori di fondo.
Perfino dagli addetti ai lavori, a protestare tutti insieme che "non doveva avvenire".
Eppure è avvenuto.
E, sia detto in termini assolutamente laici, "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
C'è qualcuno dei sopra citati che può dire di non avere, in quota, una parte di responsabilità?
E, anche a questa domanda, viene da immaginare tutti i distinguo possibili immaginabili...
Tutti ad avere delle ragioni. Scordando che stiamo parlando di un bambino.
Una persona. Minorenne, non "minore" per importanza.

Ma che Paese è questo, in cui ci si indigna un tanto al chilo solo quando un limite viene travalicato e, soprattutto, esposto? Per quali e quante situazioni non si apre bocca, sfiniti dalla quotidianità, dalle preoccupazioni personali e familiari, da un andazzo politico, economico e sociale che sembra semplicemente incomprensibile e ingestibile, caratterizzato dalla difficoltà di ascoltarsi e, soprattutto, "sentire" la reciproca presenza come utile?

Della storia di Cittadella restano domande su cui va fatto un ragionamento meno estemporaneo e destinato ad una riflessione che possa generare comportamenti che non portino a simili eccessi. Altrimenti le scuse servono a poco.

Ad esempio.

Ai politici.
Perché dell'Infanzia si parla solo in queste situazioni? E, per citare una situazione per tutte, la scuola? Il patto sociale che lega il cittadino e chi lo amministra riguarda l'Infanzia e la crescita dei cittadini sia di oggi che di domani, sì o no?
Perché i chiarimenti sulle cose non vengono chiesti anche ai minorenni, come la legge (la legge!) italiana prescrive a tutti i livelli?
Che serve perché ci si riesca a staccare dalla logica dell'emergenza e del breve periodo, assumendo viceversa una qualche visione del domani che consenta una crescita del senso (laico) di comunità e della considerazione di tutti i soggetti che ne fanno parte, compreso chi ancora non vota?

Alla polizia.
Perché un bambino viene trattato e trascinato come un manifestante adulto, come in tante altre situazioni si è visto? C'è altro che si poteva fare nell'individuare contesto, tempi e modi in cui esercitare una prescrizione di legge?
Perché c'è la sensazione - a chiamarla sono le parole dell'Ispettrice a conclusione del video e, a posteriori, della Dirigente d'Istituto -, che la polizia sia lontana da ogni considerazione di opportunità sul proprio modo di agire?
E adesso che è stata avviata un'"indagine interna", che bisogna fare per non cadere nella solita ricerca e magari punizione del colpevole e viceversa ingenerare un processo virtuoso di evoluzione per l'intero sistema della forza pubblica, che faccia vedere la polizia come sostegno del cittadino piuttosto che braccio armato o comunque minaccioso della legge?

Ai genitori e agli specialisti ed operatori dell'Infanzia.
Che dobbiamo fare per imparare meglio tutti a tutelarci e tutelare chi è più piccolo? Per imparare a lavorare "per" qualcuno anziché "contro" qualcun altro? Per dare una mano a chi si vuole prender cura della comunità e trova difficoltà a farlo, per mille ragioni, piccole e grandi?
Se i principi possono fare da guida, spesso la vita e i ragazzi sanno offrire sfide difficili.
Come si può ricordare che un bambino è una persona che mette continuamente in gioco proprio il nostro modo di essere adulti? Perché è così difficile chiedere aiuto se non ce la si fa?

Ma, al di là di tutto e volendo fare i pragmatici, se è troppo difficile ragionare di riconoscimento e di Diritti dell'Infanzia (la Convenzione ONU è legge della Repubblica dal 1991, e vale anche per la polizia...), che passi in TV e in rete un video come quello di Cittadella non conviene a nessuno.
Né al bimbo, né ai genitori, né alla scuola, né alla polizia, né alla politica.
Semplicemente, non dovrebbero verificarsi situazioni del genere da filmare e diffondere.
E nessuno di noi lo vuole mai più vedere un video in cui, nell'Italia di oggi, un bambino viene trattato come un malfattore e trascinato contro la sua volontà.

È tempo di ascoltarsi di più. E di darsi una mano. Perché nessuno dei soggetti coinvolti in questa brutta storia ce la farà senza l'aiuto degli altri a costruire un contesto più rispettoso ed accogliente.
E se sembra un generico auspicio a fare tutti la loro parte, che ci si provi, prima di giudicare gli altri sulla pelle di un bambino.


Lorenzo Bocchese, Vice Presidente Arciragazzi,
Coordinatore del PIDIDA Veneto

Associazioni aderenti

Joomla Templates and Joomla Extensions by ZooTemplate.com

Utilizziamo i cookie per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza . I cookie utilizzati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati . To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information